Quello che segue non è il materiale del convegno ma solo alcune riflessioni stimolate da questa vacanza sociale sul Lago Maggiore. Grazie di cuore a tutte le persone belle che ho incontrato.
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Un individuo, da solo, è costretto a fare il capo di se stesso.
Una persona più evoluta - con esperienza, saggia, anziana - è anche guida per le altre.
Il cerchio assembleare gioca dialetticamente con questa figura di riferimento.
Premesso che il cerchio assembleare del convegno stesso dava ottima prova di riuscita ed efficacia, dobbiamo riuscire ad immaginare una versione ragionevole anche per la funzione leaderistica. Ad un livello di base già il maschile conviviale si organizza per competenze (l'idraulico non è l'elettricista... il leader cambia a seconda della natura del problema da affrontare). Ad un livello più alto e generale il riferimento potrebbe essere rappresentato dal gruppo, dal cerchio delle persone più autorevoli di entrambi i sessi: "la matriarca ed il vecchio saggio" o meglio ancora il collettivo dei suoi compari.
Il "lucchetto cognitivo" di oggi* è il credere alla descrizione pregiudiziale di una
Sinistra eco-friendly, intesa come idealistica, ed una
Destra di picchiatori, intesa come dura realtà.
Non dobbiamo starci, la società integrale che un'umanità ragionevole può realizzare deve capire questa dualità, nella propria e nell'altrui parte, da entrambi i punti di vista: il volemose bene è un estremismo analogo al ti spacco la faccia.
L'alimentazione Macrobiotica ed il pensiero dialettico dell'Astrologia sono due strumenti intermedi sui quali entrambe le parti possono trovarsi e riconnettersi.
Questo è un appello politico. Riconnettiamoci con la realtà, ritorniamo coi piedi per terra. Al G8 di genova 2001 (un attimo prima delle Torri Gemelle) un gruppo di picchiatori è stato lanciato sul variopinto popolo no-global che dormiva alla scuola Diaz... questo ho pensato in tenda una notte del convegno!
Questi sono i poli dialettici da riconnettere, le due parti che devono capirsi. Certo, è straziante, ma è l'unica possibilità di accedere al realismo che ci è concessa:
Dobbiamo interrogarci sulla natura del FOTTERE
Ed entrambe le parti devono farlo, ognuna a modo suo:
la sinistra non vorrebbe la fottitura - la destra la rivendica
Quello della sinistra è solo un idealismo? Perché non è certo facile mettersi completamente fuori dal sistema consumistico.
Quella della destra è una rivendicazione legittima? Così è davvero la natura originaria dell'umano, o non è invece soltanto il mal di pancia di mangiare male e lasciarsi instupidire da quello stesso sistema?
Destra e Sinistra di che cosa? Ma della Fottitura, certamente!
Una la vuole, l'altra la nega. Ecco che se riusciamo a riconsiderare queste due esperienze alla luce del loro diverso atteggiamento rispetto al Fottere, possiamo trovare una fondamentale e penso inedita formulazione del termine "politica".
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* Avevo già parlato di "lucchetto cognitivo" nel 2007, identificando nella teologia protestante l'origine della modernità:
<<Karl Barth rappresenta perfettamente il ruolo che la teologia del novecento si è data: custodire la chiave del meccanismo semplificatorio
che garantisce la supremazia del mondo occidentale. È un ruolo elusivo, una potenza senza riflettori, disincarnata per meglio assolvere la
sua funzione, senza apparenti responsabilità se non quella di rendere
ovvia la modernità, ed incatenarci ad essa senza scampo: il potere della
custodia.>> (G. Jalla "Stato di Grazia, fondamentalismo della modernità", Ed. Clandestine 2007 pag.65)
E visto che siamo in tema lasciatemi riportare cosa dicevo del Fottere in quello stesso capitolo:
<<... ma il problema non è di Barth - che non sa indicare concretamente cosa dio aggiunge al credente - il problema è nostro, se non capiamo cosa gli toglie, cosa dio viene a sostituire nella vacillante umanità del credente: l’empatia, il riferimento alla forma della specie.
Tra l’oggettività della creazione di dio e l’inespugnabile soggettività dell’esperienza di fede - tra l’alfa e l’omega del dio biblico e della sensibilità moderna - la religione di qualcuno nasconde il suo essere in realtà un insulto agli altri, l’essenza della violenza, il rifiuto, la negazione dell’altro.
Nell’accettazione dell’individualismo sta il tradimento della specie, perché l’unica funzione ragionevole dell’individualismo è ricordarci, sempre, che la malattia si risolve in solitudine.
La dialettica teologica di Barth è il lucchetto che chiude il sarcofago della realtà, ne ruba lo schema ribaltandolo in un giochetto retorico potenziante. Per chi invece trova ancora la voglia, l’energia, l’umanità di affrontare concretamente la situazione in cui ci siamo messi, diventa allora necessario - ed oggi più che mai urgente, nella teoria e nella pratica - il recupero dialettico della realtà.
Eccoci dunque al nocciolo del problema: che cos’è questo Fottere? È il contraltare dell’Amore, dell’àgape cristiano. È il fare violenza, prevaricare, prendere qualcosa che interessa... e che è un po’ più in là della nostra portata, che è altro, l’altro umano quindi... volerlo, desiderarlo!
Scopare come rubare: perché siamo finiti a pensarla così? Un minimo desiderio di relazione il taoismo l’avrebbe concesso anche al più osceno e tragico legame tra una qualsiasi vittima ed il suo aguzzino... non possiamo dargli torto se alla nostra Croce, il cinese, preferiva l’immagine di sogni e farfalle, ad illustrare l’indubbia connessione di tutte le cose.
Certo, scopare con qualcuno non è scoparlo! Ma spesso le parole più usate sono anche le meno indagate, quelle più inconsapevoli, da leggersi più negli atti che nelle dichiarazioni.
Ed è proprio così che la civiltà basata sul fottere è andata costruendosi un intero apparato mentale e concettuale, razionale e morale... sull’Amore, su quello virtuale purtroppo. E l’Amore fatto per Virtù (quale che sia la virtù: darla o non darla è lo stesso!) è la negazione dell’amore reale, è il suo tradimento, il tradimento della forma empatica dell’umano.
Ma se fosse solo l’incapacità all’amore - all’essere in piena forma e quindi alla capacità di empatia - non sarebbe grave. E se questa incapacità fosse riconosciuta come tale, allora rientrerebbe nei limiti fisiologici (la forma presuppone i suoi limiti) e sarebbe oggetto di vita reale e quindi quantificabile espressamente, gestibile. Nessuno di noi, semplici incarnati, può pensare di essere totalmente capace o incapace di amare.
L’essenza dell’esperimento della civiltà è invece di segno opposto. L’incapacità all’empatia è chiamata salute, ed è entrata a pieno titolo, è stata presa per scontata nella forma dell’umano che riusciamo ancora ad immaginare. È diventata talmente endemica da non vedere più oltre i vetri della serra di artificiosità in cui ci siamo addomesticati, alla gabbia d’acciaio in cui ci siamo rinchiusi e ci siamo voluti escludere dal mondo.
Ed allora non è più possibile parlare, ascoltare... vedere che amore e odio sono semplicemente i due tasti della relazione, e che non rispettando uno non si può onorare l’altro.
Finché non saremo in grado di riconoscere a ciascuna vittima di una qualunque shoà la sua responsabilità, il suo desiderio di relazione - e per quanto sia antipatico dirlo, è in questi termini crudi che bisogna metterla, perché è la morte che è cruda - non saremo in grado di vedere quanta odiosa violenza c’è nell’Amore. E non saremo in grado di scorgere nel fottere la seduzione, il desiderio, la vita... perché se l’altro è lontano e non mi ha visto, devo farmi vedere, chiamarlo, raggiungerlo!
È la bestia selvatica che se mi avvicino scappa, e chi ha paura si mette a far la parte della preda. Ma se catturo qualcosa è per mangiarla, oppure la posso addomesticare, ma così me la rendo dipendente... come un cucciolo da crescere.
Dipende, dipende da cosa ho da fare. Chi è in salute, in forma, chi è capace di empatia... può usare tutti i tasti della Grammatica Universale che trova dentro di sé. Il resto - e non c’è bisogno della filosofia per definirlo - si chiama infantilismo, incapacità ad una relazione adulta con l’altro e col mondo.>>